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Vigneto “Provannes”
( domaine della Valle d’Aosta D.O.C.)
Alt.880m slm
Vitigni coltivati: Petit rouge ; Pinot noir ; Pinot gris
Le vendemmie dei rossi, conferiti alla Cave coopérative des Onze Communes di Aymavilles, contribuiscono alla produzione del Torrette, Torrette supérieur e del Pinot noir. Limitata, ma di ottima qualità, la produzione di Pinot gris (vigneti Plantey), prodotto e imbottigliato da un viticoltore di Introd.
I vigneti “Provannes”, assieme agli altri vigneti di Introd, sono inseriti nella “Route des vins” (percorso turistico-enologico) della Valle d’Aosta.
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Il castello
XXIII° secolo
Il castello di Introd fu costruito dal nobile Pierre Sarriod, figlio di Marc, verso il 1260. I suoi discendenti l’abitarono fino al 1910. Secondo gli storici, il maschio centrale potrebbe essere anteriore alla data di edificazione del castello: un documento del 1244, concernente l’autorizzazione a "sublimandi atque merlificandi turrim" ( innalzare e dotare di merli la torre) si riferisce in effetti, con tutta probabilità, alla torre in oggetto. Originariamente, il castello presentava una forma ottagonale, come attestato da numerose fotografie d’inizio secolo. Nel 1910, la sua struttura subì delle profonde ristrutturazioni che ne hanno modificato l’aspetto.
Il castello, attualmente di proprietà della famiglia Caracciolo di Napoli, sarà prossimamente aperto al pubblico.
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L’Ôla
Costruzione molto antica (questo immobile compariva già in un documento testamentario dei Sarriod, nel 1582),l’Ôla è stata utilizzata per molti secoli come stalla, scuderia e fienile dai Signori d’Introd. Essa è composta di due corpi. Il primo, più antico, è caratterizzato da porte ad arco in pietra ed è sormontato da un tetto a padiglione .Il secondo, più recente, è stato aggiunto al primo con tutta probabilità verso la seconda metà del secolo XV. Recenti analisi dimostrano che alla stessa epoca tutta la struttura lignea dell’edificio è stata sostituita. La parte più recente presenta una struttura molto particolare: cinque grandi colonne da 1,80m di diametro sostengono delle mensole in legno dentellate che supportano a loro volta splendide travi e travicelli modanati. Le pareti del piano superiore, anch’esse modanate, sono bisellate intorno alle finestre. Il tutto è coperto da un tetto a un solo versante, un’ala, che ha dato il nome all’immobile (l’Ôla in patois significa: l’ala). Per la sua originalità, questa costruzione ha influenzato l’architettura delle case della valle di Rhêmes e della vicina Tarentaise così come le case dei notabili di tutta la Valle d’Aosta.
Approfondimenti: riportiamo qui sotto i risultati di un sondaggio, effettuato dal “Laboratoire romand de dendrocronologie” di Moudon (Svizzera) il 26 giugno 2001, sulle parti lignee della costruzione.
“Sono state effettuate diciotto campionature e l’insieme risulta di grande omogeneità.
Corpo principale
La data di abbattimento degli alberi utilizzati per la travatura del soffitto del piano inferiore (ovest del corpo principale ) si situa all’incirca attorno all’anno 1435 e potrebbe indicare la data di inizio della costruzione dell’edificio. Questa data è fornita con alcune riserve poiché gli ultimi anelli d’accrescimento delle piante in questione risultano mancanti.
La carpenteria dello stabile, al contrario, viene datata senza riserva. I quattro campioni attestano infatti che gli alberi in questione furono abbattuti durante l’autunno/inverno 1459/1460.
Annesso a colonne
Le grosse travi murate nelle colonne e supportanti le strutture lignee datano dell’autunno/inverno 1458/1459.
La carpenteria dell’”ala” è stata terminata alla stessa epoca di quella del corpo principale, ma le datazioni dei sondaggi si scaglionano tra il 1421/22 e il 1459/60.
Architrave di una porta aggiunta in seguito ad una divisione testamentaria
A nord, oltre alle porte ad arco danti accesso al fienile, esiste – verso ovest- una porta sormontata da un architrave in legno, con una croce incisa. Secondo quanto emerso dal solo prelievo possibile, si può affermare che l’architrave è stato ricavato da un albero abbattuto all’incirca verso il 1545.” – Claudine Remacle
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I granai
XV secolo
Vicino al castello, si trova un magnifico complesso in pietra e legno, utilizzato un tempo dai Sarriod d’Introd come granaio. Da una piccola porta, si accede alle due sale che si trovano nell’interrato. Queste sale sono munite di feritoie, oggi completamente interrate. Realizzato con tutta probabilità verso la metà del XV secolo, questo complesso è stato costruito su di una struttura più antica, sicuramente anteriore alla fine del XIV secolo. Una pergamena, datata 1387, riporta la sentenza di un processo tra il nobile Eustache Sarriod e Vuillermet Gontar per un furto di grano e di lana che fu commesso in un granaio del primo: potrebbe benissimo trattarsi della costruzione in questione. Restaurato all’inizio del secolo scorso, il complesso d’Introd, seppur nelle sue dimensioni modeste, rappresenta ai giorni nostri l’esempio meglio conservato di architettura valdostana in legno dell’epoca medioevale.
Approfondimenti: riportiamo qui sotto i risultati di un sondaggio, effettuato dal “Laboratoire romand de dendrocronologie” di Moudon (Svizzera) il 26 giugno 2001, sulle parti lignee dei granai.
« Un sondaggio realizzato su di un’antica trave del locale interrato tra il granaio ovest e la parte centrale dimostra che esisteva un corpo di costruzione préesistente, risalente alla fine del XIV secolo.
Granaio Ovest
Nel granaio ovest sono stati effettuati sei prelievi ma di questi solo quattro hanno dato dei risultati attendibili: gli alberi utilizzati per la costruzione sono stati abbattuti tra l’autunno/inverno 1432/33 e l’autunno/inverno 1435/36.
Granaio Est
Tutti e sei i campioni di larice prelevati hanno dato dei risultati attendibili. La sequenza cronologica è chiara: gli abbattimenti sono stati effettuati tra il 1441 e il 1443. Il granaio est è dunque leggermente più recente del suo gemello.
Parte centrale in muratura
Su otto campioni solo quattro hanno fornito dei risultati validi: 1465/1466.
Struttura del tetto a padiglione
Su sette campioni analizzati (larice e picea), sei hanno fornito risultati attendibili: due campioni risalgono all’incirca al 1465; quattro provengono da alberi abbattuti tra il 1471 e il 1473.
I sondaggi effettuati mostrano dunque chiaramente come è stata costruita, per fasi successive, questa struttura eccezionale.» - Claudine Remacle
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La chiesa
Secondo Mgr Duc e l’abbé Hanry, la comunità di Introd cominciò ad organizzarsi in parrocchia verso il VII-VIII secolo. Non si conosce con esattezza la data di costruzione della chiesa parrocchiale, dedicata alla conversione do san Paolo. Nel corso dei secoli, questo monumento religioso ha subito numerose modifiche e rifacimenti. Fu probabilmente nel 1686, durante i lavori di ampliamento della chiesa, che il soffitto ligneo fu rimpiazzato dall’attuale volta in pietra. Della stessa data (1686) anche l’altare maggiore barocco - che rimpiazzò l’antico altare gotico, consacrato nel 1441-, che incorpora un quadro rappresentante la conversione di san Paolo sulla via di Damasco, e i due altari laterali, dedicati alla Vergine del Rosario e a san Giuseppe. Nel 1906, grazie ai lavori di corvè degli abitanti di Introd, la chiesa fu allungata e attaccata al presbiterio.
Curiosità storica: l’usanza di seppellire i morti all’interno della chiesa doveva essere ancora praticata nel corso di tutto il XVIII secolo, come è attestato da un documento datato 22 maggio 1794
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Il campanile
Altezza: 26m
Monumento storico censito
Come la chiesa, anche il campanile ha subito numerosi rifacimenti durante i secoli passati. L’architettura della parte inferiore, la più antica, è di stile romanico e data, secondo gli storici, del XI secolo. Ad un epoca più recente, molto probabilmente prima del XVII secolo – periodo nel quale fu installato il vecchio orologio (fine del XVI – inizio XVII secolo) - il campanile fu restaurato e la guglia, molto slanciata, ricostruita. Anticamente, la croce in ferro della guglia era sormontata da un gallo, simbolo di appartenenza del clero valdostano alla Chiesa gallicana. Sappiamo, da Robert Berton, che questo gallo “attaccato allo stelo in ferro, colpito e scardinato da un fulmine, è stato rovinato e trasportato via dal vento che soffiava in tempesta”. Nel 2006, in concomitanza agli importanti interventi di restauro che hanno interessato tutto il complesso religioso, una copia del gallo è stata riposizionata sulla croce.
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Il Monte Bianco
(4810m)
Il massiccio del Monte Bianco, con la sua maestosa corona di “4000m” (12 visibili dal versante valdostano), costituisce il contrafforte alpino più imponente e più elevato d’Europa. Il suo nome è legato a numerose imprese eroiche dell’alpinismo moderno. La cima fu raggiunta per la prima volta nel 1786, da due abitanti di Chamonix: Michel-Gabriel Paccard, medico, e Jacques Balmat, cercatore di cristalli e cacciatore. Dopo di loro, una serie impressionante di ascensioni ha fatto la storia di questa montagna, conferendo a questo piccolo angolo d’Europa una fama internazionale. Ai nostri giorni, i superbi paesaggi che si aprirono agli occhi dei primi alpinisti sono accessibili a tutti, grazie a una funivia che collega La Palud (Courmayeur) a Chamonix via Punta Helbronner - Aguille de Midi. Questa opera, definita dalla Stampa Internazionale “l’ottava meraviglia del mondo” (1989), fu terminata nel 1958. In ragione delle soluzioni tecniche adottate e delle condizioni estreme d’esercizio, essa è considerata, ancora ai nostri giorni, un capolavoro dell’ingegneria moderna.
Dal 1965, un tunnel stradale è stato aperto sotto il Monte Bianco. Esso lega la Valle d’Aosta alla Savoia permettendo gli scambi culturali, commerciali e turistici tra i due paesi: il tunnel costituisce, per la Valle d’Aosta, l’unica porta aperta tutto l’anno sulla Francia.
Montagna da scalare, richiamo turistico, via di comunicazione; il Monte Bianco è tutto ciò ma, per gli abitanti delle tre regioni che si stendono ai suoi piedi (Valle d’Aosta, Vallese e Savoia), questo massiccio di granito rappresenta qualcosa di più: è il testimone di una civilizzazione comune, simbolo fisico dell’antica unità storica, linguistica e culturale di una regione che tutto il mondo, nonostante le tre frontiere di stato che la attraversano, conosce sotto il nome di “pays du Mont Blanc” (paese del Monte Bianco).
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Municipio- Ufficio postale- Ambulatorio medico
Questo edificio, ristrutturato nel 1985, accoglie gli uffici comunali, la posta e l’ambulatorio medico.
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Scuola- Biblioteca – Palestra- Parco giochi
La parte alta del complesso, costruita nel 1957 e rimodernata in più riprese, accoglie le scuole materne e elementari del comune di Introd. Più recente (1986) la parte interrata, che comprende la palestra e i locali della biblioteca comunale. Il parco giochi per i bimbi occupa una parte dell’area esterna del complesso.
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I ponti
Il capoluogo è legato ai villaggi a valle da due ponti costruiti sulla dora di Rhêmes.
Lo pon noù (il ponte nuovo)
« Effort uni d’habitants, valeur des représentants M. Chev. J, Bruil syndic – G. Rattone député, douèrent la commune d’Introd de cette remarquable construction… »
Realizzato nel corso della prima guerra mondiale, su un baratro di più di 80m, lì dove circa mezzo secolo prima l’aveva auspicato George Brunet, un abitante di Introd molto originale, questo ponte è un vero capolavoro di architettura. I lavori di costruzione cominciarono il 5 luglio 1915 e terminarono all’incirca un anno dopo. Per l’enorme impalcatura di legno, di 8m di larghezza e 34m di lunghezza, furono usati dei tronchi d’albero interi. Le pietre utilizzate per questa opera sono state estratte nel vicino villaggio del Norat.
Lo pon vioù (il ponte vecchio)
Questo ponte in pietra fu realizzato tra gli anni 1827-28. Fino al 1916 rappresentò, per la gente che veniva dai villaggi più a valle, l’unica via di accesso al capoluogo. Sul parapetto, al centro del ponte, si innalza una magnifica croce in pietra; secondo la memoria popolare, essa fu eretta in ricordo della morte di un uomo precipitato nell’abisso: un operaio intento a smantellare l’impalcatura del ponte oppure un pastore, che sarebbe caduto nell’orrido con un giovane manzo che cercava di trattenere.
Curiosità storica: Il ponte vecchio rimpiazzò un ponte di legno molto più antico (almeno del XVI secolo) del quale le spalle sono ancora visibili attualmente, vicino al ponte attuale. Da quanto si apprende da antichi documenti questo ponte di legno era conosciuto con il nome di grand pont d’introd” (gran ponte di Introd)».
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La cappella del “Saint-Suaire” (Santo-Sudario)
A sud della cinta circolare del parco del castello, a qualche decina di metri da “l’Ôla”, s'innalza la cappella del Santo-Sudario (lo Sèn-Chouéo). Tra le numerose cappelle di villaggio questa costruzione merita una menzione particolare poiché si tratta di una delle più antiche cappelle della Valle d’Aosta. Voluta dai Sarriod d’Introd, la sua edificazione risale alla seconda metà del XV secolo. Essa fu consacrata al Santo-Sudario, in onore dei proprietari della reliquia, i duchi di Savoia, con i quali i Signori d’Introd intrattenevano all’epoca rapporti molto stretti. Più volte restaurata – il primo intervento è datato1508-1510 – la cappella del Santo-Sudario, recentemente ristrutturata dall’amministrazione comunale, accoglie da diversi anni delle esposizioni estive itineranti.
Curiosità storica: sull’esterno una croce di legno s'innalza sopra una pietra rettangolare sulla quale, durante i funerali, si posava il feretro per un’ultima pausa, aspettando il parroco che scendeva dalla chiesa per accompagnare il defunto verso il suo ultimo viaggio. Questa antica usanza proseguì fino ai giorni nostri (l’ultima sepoltura che osservò questo rito si tenne il 31 marzo 2000), dopodiché fu abolita a causa di problemi che causava …..alla circolazione stradale!
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